Una scomparsa misteriosa, un fratello che lotta con ostinata pervicacia, una lettera anonima che può cambiare le cose. Sono trascorsi oltre vent’anni da quando Elena Vergari, una 48enne di Ladispoli, è stata ingoiata da un buio senza fine: in questo buio, è difficile immaginare che il suo sia stato un allontanamento volontario, considerato anche che un indizio dal passato rivela oggi come ci potrebbe essere stato un omicidio e un occultamento di cadavere.
La scomparsa dopo un litigio
Per comprendere il caso di Elena Vergari bisogna partire due giorni prima della scomparsa. Il 3 giugno 2005 effettua un’insolita chiamata di due secondi a un uomo, un collega del marito Mauro Volpe: il destinatario della chiamata, contattato da “Chi l’ha visto?” ha affermato di non aver ricevuto mai telefonate da Elena Vergari. Tuttavia è proprio il telefono della scomparsa a rappresentare un fattore di grande attenzione.
Il 4 giugno la donna effettua infatti diverse chiamate: al figlio Daniele Volpe, al marito (che aggancia una cella a Roma, affermando di essere di ritorno a Ladispoli), e per nove volte al 119, il numero per le informazioni di un gestore telefonico. Secondo gli inquirenti, il cellulare avrebbe smesso di essere utilizzato alle 9.50 del 4 giugno, ma queste chiamate si riferirebbero invece in tempi diversi fino alla tarda mattinata.
Quello stesso giorno la coppia parte: il programma è una gita fuori porta al lago di Martignano, ma Elena Vergari chiede di fermarsi invece a Valtopina, in Umbria, dove sono sepolti i suoi genitori. Nessuno vede la donna e il marito durante il tragitto, né a Valtopina, dove si sarebbero fermati a dormire in auto nei pressi del campo sportivo, nonostante alcuni parenti di lei vivessero a pochi chilometri di distanza e li avrebbero ospitati volentieri. In più entrambi i loro cellulari risultano spenti.
Elena Vergari e Mauro Volpe sarebbero ripartiti alla volta di Ladispoli il 5 giugno alle 6.30, facendo quindi ritorno a casa. Ma tra i due sarebbe scoppiato un litigio: da tempo la donna temeva che il marito avesse una relazione extraconiugale. La lite sarebbe proseguita fino a Ladispoli, dove Volpe le avrebbe chiesto di proseguire la discussione in strada per non svegliare il figlio che stava dormendo. Una volta in strada, sempre stando al racconto del marito, Elena Vergari si sarebbe allontanata su una Mercedes Nera con targa straniera. Tuttavia non aveva nulla con sé: niente documenti, carte di credito né vestiti. E lei si sarebbe allontanata lasciando il figlio 17enne, che chiamava più volte al giorno, e la cagnolina cui era molto affezionata?
Le indagini senza soluzione
Dopo il presunto allontanamento di Elena Vergari, Mauro Volpe sarebbe andato dal figlio - che non si sarebbe accorto del rientro dei genitori, che aveva provato a contattare il giorno prima, senza riuscirci - “gli dice che la mamma è andata via. Gli dice anche che si era stufata sia di lui che del figlio”, ha raccontato Paolo Vergari, fratello di Elena a “Chi l’ha visto?”. Peraltro Daniele Volpe avrebbe smentito che il padre sia andato fuori a cercare la moglie, ma sarebbe rimasto a guardare la tv.
È proprio Paolo Vergari a sollevare i primi dubbi sull’allontanamento, non solo perché - sostiene - Mauro Volpe avrebbe fornito due versioni diverse agli inquirenti. Paolo racconta che la coppia litigava spesso, poiché Elena Vergari avrebbe scoperto il tradimento del marito e avrebbe avuto paura di perderlo.
Cinque giorni dopo la scomparsa, Daniele Volpe avrebbe ricevuto un sms, proveniente da una cabina vicino casa, in quartiere Caere Vetus a Ladispoli: “Sto bene, non mi cercate”. In altri messaggi, la donna avrebbe comunicato la volontà di lasciare l’Italia. “Io capii subito che i messaggi provenivano da una cabina telefonica e pensai immediatamente che li avesse mandati mio padre per tranquillizzarmi, in quanto detti messaggi mi arrivarono circa 15 minuti dopo che mio padre era uscito di casa, dicendo che andava alle poste”, ha raccontato successivamente Daniele Volpe.
Mauro Volpe si rivolge agli inquirenti 13 giorni dopo la scomparsa, denunciando un abbandono del tetto coniugale, tuttavia a Paolo Vergari avrebbe chiesto di tranquillizzare immediatamente i famigliari, perché tutto andava bene: “Perché? Non andava bene niente: lei era scomparsa”. Il 16 maggio 2012, Daniele Volpe avrebbe telefonato alla trasmissione di Rai 3, spiegando: “Non ho più una madre, ma neanche un padre. Spesso ho pregato mio padre di prendere posizione e di spiegare i fatti. Mia madre amava noi e la sua casa: non credo in un suo allontanamento volontario”.
Sempre nel 2012 Paolo Vergari avrebbe scritto agli inquirenti per illustrare come il cellulare della sorella sarebbe tornato contattatile un paio di giorni dopo la scomparsa, a detta del marito, e che la presunta amante avrebbe conservato delle telefonate intercorse con Elena Vergari.
Mauro Volpe venne indagato e si avvalse della facoltà di non rispondere, ma la sua posizione, insieme con il fascicolo, fu archiviata nel 2017, nonostante l’opposizione presentata dall’avvocato di Paolo Vergari, Enrico Maria Gallinaro. Tra gli indizi a suo carico l’aver portato al monte dei pegni i gioielli della moglie (tra cui una fede) tempo dopo la scomparsa, la sparizione di un’amaca dal balcone, il ritrovamento in casa di una tuta usa e getta nascosta, con mascherina, guanti usa e getta, occhiali antinfortunio, grandi sacchi in cellophane e, in cantina, un piccone e grandi contenitori in vetro sporchi di terra. L’intero materiale venne sequestrato ma non fu trovato nulla, come pure nell’auto di Mauro Volpe.
Nelle motivazioni del gip all’archiviazione c’è scritto: “Appaiono evidenti le numerose contraddizioni fornite dall’indagato, tuttavia il ritardo del marito di Elena Vergari, nello sporgere denuncia di scomparsa ha indubbiamente ostacolato la predisposizione di accertamenti che, per essere efficaci, dovevano essere fatti nell’immediatezza”.
La lettera che può riaprire il caso
Alla vigilia dell’archiviazione nel 2017 però accade un fatto insolito: la procura di Civitavecchia riceve una lettera anonima: due fogli con grafie apparentemente differenti, una mappa disegnata e colorata con dei nomi, la scritta “La fine di Elena Vergari” e la data della scomparsa. “È ancora buio. L’auto piccola, nera, volta a sinistra e si posiziona fra la rete del campetto e il cassonetto. Qui […] finge di abbracciarla, invece la soffoca. Poi la chiude in un sacco e tenta di metterlo nel cassonetto, ma non riesce. Allora va avanti fino alla zona dei ruderi e la getta nella botola”, c’è scritto nella missiva.
Il fratello di Elena, Parolo Vergari, nutre molte speranze su questa lettera: “Perché scrivere qualcosa del genere se non è vero?”. In effetti, la mappa corrisponderebbe a un luogo preciso a un chilometro e mezzo dalla casa in via Cairoli a Ladispoli in cui la donna viveva, e proprio in quel luogo lei era solita portare a spasso la cagnolina. Sempre qui, a settembre 2025, sono state ritrovate delle ossa e della terra smossa: attualmente le ossa sono al vaglio degli inquirenti.