La guerra in Medioriente frena il mercato, ma non solo quello finanziario. Anche il settore del lusso si trova oggi davanti a un rallentamento che non si vedeva dai tempi del Covid, e che arriva in una fase già particolarmente complessa. Dopo la pandemia, infatti, la domanda di beni di fascia alta, comprese le opere d'arte, ha faticato a ritrovare slancio, risentendo di un contesto economico incerto e di una minore propensione alla spesa da parte dei grandi collezionisti.
Secondo un rapporto di Art Basel e Ubs, il mercato globale dell'arte si è ridotto del 16% tra il 2022 e il 2024, prima di registrare una timida crescita del 4% lo scorso anno. Un rimbalzo che, tuttavia, non basta a dissipare le ombre su un settore ancora fragile.
In questo contesto si inseriscono le difficoltà di Sotheby's, la principale casa d'aste al mondo. La perdita annuale al lordo delle imposte è più che raddoppiata, raggiungendo i 248 milioni di dollari nel 2024. Il fatturato complessivo si è attestato a 7,1 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 6 miliardi dell'anno precedente, ma il miglioramento dei ricavi non è stato sufficiente a compensare le tensioni finanziarie.
A pesare è soprattutto la struttura del debito: la casa d'aste mantiene infatti un rating di credito spazzatura, legato all'elevato indebitamento. Non a caso, lo scorso novembre l'agenzia S&P ha avvertito che potrebbe abbassarlo ulteriormente qualora la società si dimostrasse "incapace di far fronte tempestivamente alle prossime scadenze".
Per affrontare queste criticità e, allo stesso tempo, stimolare il mercato, Sotheby's ha introdotto una misura inedita: offrire ai venditori un rendimento del 7% in cambio del rinvio del pagamento dei proventi. La società definisce questa formula "un'opzione di pagamento con termini di regolamento estesi". In condizioni normali, i venditori vengono liquidati entro 45 giorni dalla vendita, a patto che l'acquirente abbia già saldato. Con il nuovo schema, invece, Sotheby's può trattenere parte dei fondi fino a sei mesi aggiuntivi, aumentando la propria liquidità e mostrando maggiore flessibilità anche verso i compratori.
Quella che viene presentata come un'innovazione a favore dei clienti appare però, a ben vedere, come una risposta alle crescenti pressioni sulla cassa. Sotto la guida di Patrick Drahi, la casa d'aste sembra aver trasformato i ritardi nei pagamenti, talvolta sistematici soprattutto a fine trimestre, in uno strumento di gestione del debito.
Se per i venditori si tratta di una possibilità, per Sotheby's è molto di più: è ossigeno. Un modo per trattenere milioni di dollari e attraversare una fase di crisi strutturale facendo leva non tanto sul mercato dell'arte, quanto su meccanismi di ingegneria finanziaria. Un segnale che racconta come, oggi, anche il valore dell'arte possa dipendere sempre di più dalle logiche della finanza.