Un guerriero (gentile) come lui ha lottato fino all'ultimo anche contro la malattia, ma è stata velocissima e se l'è portato via ieri notte, a 74 anni. Addio al «kompagno» Carlo Monguzzi, storico ambientalista, consigliere comunale di Europa Verde, sempre in prima fila contro la cementificazione, il «greenwashing di facciata», la demolizione di San Siro, ultima grande battaglia combattuta con catene umane e magafono intorno allo stadio insieme ai comitati e facendo le barricate in aula, contro il sindaco Sala e la giunta. E coerente come è sempre stato, nel bene e nel male, un minuto dopo il via libera alla vendita è uscito dalla maggioranza di Palazzo Marino. Sui banchi, con gli immancabili pile, non si vedeva da novembre, quando è entrato per la prima volta in ospedale e ieri notte è mancato nell'Hospice dell'Istituto dei Tumori di Milano dov'era ricoverato. A dare l'annuncio sul suo profilo social è stata la moglie Silvia Ceruti, che aveva sposato nel 2021: «Amore mio ora sei libero. Carlo non c'è più. Un uomo perbene libero coraggioso non c'è più. Sono grata alla vita per aver condiviso con te tanto tempo...ora mi sento persa e non so come fare a ritrovare la tua leggerezza che mi rendeva così serena. Grazie per esserci stato sempre. Forte solido delicato e gentile, bello. Eri così. Grazie di tutto amore mio». I funerali si terranno domani alle 14.45 presso la parrocchia San Michele Arcangelo, in zona Precotto.
Uomo perbene, così l'ha ricordato ieri tutto l'arco politico, anche quegli esponenti con cui - a destra come nel centrosinistra - si è trovato spesso a scontrarsi, senza perdere l'aplomb nei toni (salvo rari casi). Nato il 18 settembre del 1951, laureato in Ingegneria chimica, professore di matematica presso l'Istituto professionale Tenca fino alla pensione, tra i fondatori dei Verdi, di Legambiente e di Mondo Gatto, dal 1990 è entrato in Consiglio regionale ed è stato rieletto più volte fino al 2005, presidente della Federazione dei Verdi. Da assessore all'Ambiente nella giunta Ghilardotti tra il 1993 e il 1994 ha promosso la prima legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e il primo Piano Aria contro lo smog. Eletto parlamentare nel 2006, dopo qualche mese si era dimesso d'accordo con il partito dei Verdi nazionali. Nel 2009 lascia il partito e aderisce al Pd, con cui nel 2011, sull'onda arancione di Giuliano Pisapia, approda sui banchi della maggioranza in Consiglio comunale. Si ricandida nel 2021 con Europa Verde, memorabile la foto accanto a Beppe Sala che indossa la maglia rossa col faccione Che Guevara, tutti e due con il pugno chiuso. Monguzzi l'ha ripubblicata più volte negli anni, per ricordare «al compagno Beppe» di fare «cose di sinistra». Da tempo in aula era diventato il «ribelle», la «spina del fianco» o il «consigliere più tosto dell'opposizione» come ironizzavano gli avversari del centrodestra, era entrato in frizione anche con i colleghi e l'assessore dei Verdi - ed era «saltato» dal ruolo di capogruppo - e dopo il via libera alla vendita di San Siro ha dichiarato tranchant: «In Comune la politica è finita. Vincono cinismo e opportunismo. Dal sogno iniziato con Pisapia all'incubo di questi giorni. Per me la misura è colma. Addio! La maggioranza green non c'è più. C'è una coalizione che ama il cemento, il Salva Milano, la svendita di San Siro. È salutare starne alla larga. Ma non sono io che esco dalla maggioranza, è questa coalizione che ha tradito i valori, gli ideali e le promesse con cui siamo stati eletti». Ha difeso i lavoratori, ha salvato i glicini di piazzale Baiamonti e le magnolie di largo Cairoli, ha partecipato ai cortei dei Fridays for future e alle piazze pro Pal del sabato, è riuscito a festeggiare (già dall'ospedale) l'intitolazione di una via all'anarchico Pinelli. Finchè ce l'ha fatta, anche a dicembre e sotto la pioggia, tutte le sere alle 19 ha partecipato ai sit in per i bimbi di Gaza davanti al sagrato del Duomo. Amante degli animali e del suo vecchio cane Bertacchio, che ha assistito fino al primo settembre quando «è salito sul ponte dell'arcobaleno per andare nel paradiso di tutti - ha scritto sui social Monguzzi -. Ha detto che andava tra i guerrieri, i poeti e i golosi, lascia un vuoto enorme». Non è il solo. Ciao Carlo.