Il giorno dopo la devastazione di Bologna a seguito della piazza convocata dal sindaco Matteo Lepore, il Pd e lo stesso primo cittadino provano a deresponsabilizzarsi, smarcandosi dalle violenze compiute per Abderrahim Fakim, il 42enne morto durante un arresto. Una vera guerriglia urbana ha distrutto la città, causato danni a cittadini, Comune e attività commerciali subito dopo il presidio in piazza del Nettuno, che si è poi trasformato in un corteo. Per Lepore “ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”.
Un estremo tentativo da parte del sindaco di non assumersi la responsabilità di quanto accaduto nella notte, una guerriglia urbana come poche se ne sono viste in città, con danni che ricadranno anche sulle tasche dei cittadini. Per il segretario del Pd di Bologna, Enrico Di Stasi, la città “ha vissuto un momento di grande partecipazione e vicinanza collettiva. Oltre 5.000 persone si sono strette pacificamente vicino alla famiglia di Abderrahim Fakir per chiedere verità e giustizia, e le parole pronunciate dalla nipote Yosra hanno interpretato al meglio la risposta civile e democratica della città alla tragedia accaduta al Pilastro”. Quindi, ha aggiunto, “ringraziamo il sindaco Matteo Lepore per averla chiamata in piazza e avere unito la cittadinanza, al contrario della destra che vuole solo dividere, pretendendo di conoscere già gli esiti delle indagini in modo pregiudiziale”.
Sugli scontri, invece, sostiene che sono da “condannare senza nessuna attenuante. Alle Forze dell'ordine e ai feriti va il nostro sostegno. La violenza non aiuta certo, ma anzi ostacola, la ricerca di verità per Fakir, la cui famiglia si è giustamente dissociata da modalità che nulla hanno a che fare con la loro commovente compostezza e la ricerca di giustizia nel rispetto delle istituzioni”. Con il senno del poi è impossibile dire cosa sarebbe successo se Lepore non avesse convocato la piazza: magari gli scontri ci sarebbero stati, o magari no. In ogni caso, quel che è accaduto ieri è stato dopo la manifestazione annunciata dal sindaco e questo è un dato incontrovertibile. Bologna è nota per le realtà che, ormai, ne hanno preso possesso: i centri sociali sono il vero problema di questa città ed era ovvio a tutti che avrebbero approfittato di questa situazione per creare disordini. Era questione di quando sarebbe successo, non se, tanto che il dispiegamento di forze per quella che è stata presentata come una piazza pacifica era imponente. Un simile contingente non si mobilita a caso: sarebbe stato forse opportuno per Lepore fare un passo indietro conoscendo le realtà antagoniste della sua città. Ma così non è stato e ora si contano i danni tra poliziotti feriti, mezzi distrutti e locali devastati.