Erri De Luca avrebbe dovuto aprire il festival Salerno Letteratura. Era l'ospite d'onore. Poi gli organizzatori ci hanno ripensato e l'hanno escluso. Colpa di alcune frasi su Gaza: ha detto che non è in corso un genocidio, e ha difeso la parola "sionismo". Frasi che non piacevano. Così gli hanno tolto il discorso di apertura e gli hanno offerto un posto più defilato. De Luca ha detto di no. E ha commentato: "Non sono stato escluso io, è il festival che si è escluso da me". De Luca non è un uomo di destra. Ma il politicamente corretto non guarda più in faccia a nessuno. È bastata una frase fuori dal coro per farlo passare dalla parte dei reprobi. A difenderlo si sono fatti avanti in pochi: lo scrittore Roberto Cotroneo e il filosofo Paolo Flores d'Arcais, che per protesta hanno rinunciato al festival. Due persone. Tutti gli altri, gli stessi che di solito firmano appelli e riempiono le piazze, sono rimasti per ora zitti. Adesso ribaltate la situazione. Immaginate che a essere messo da parte fosse stato uno scrittore che difende la Palestina e depreca il genocidio. Sarebbe successo il finimondo: lettere di protesta, ritiri in massa, cortei per la libertà di parola. Stesso gesto, reazione opposta. Quando a parlare è qualcuno dalla parte giusta, scatta la difesa. Altrimenti, il silenzio. Uno dei direttori, Paolo Di Paolo, ha detto che le frasi di De Luca li aveva "messi in imbarazzo", che non era facile "far finta di niente". Tradotto: i curatori hanno voluto risparmiare al pubblico un fastidio ed "evitare strumentalizzazioni". Ma il pubblico non è un bambino da proteggere. È composto da adulti, capaci di ascoltare un'idea che non condividono e di farsene una propria. Trattarli come persone fragili, da tenere al riparo dalle opinioni scomode, è un'offesa alla loro intelligenza. E poi: a che serve una cultura così? Una cultura che non vuole disturbare nessuno, che cerca solo di piacere, non serve a niente. Diventa un sottofondo, un arredo gradevole. La cultura fa l'opposto: ti mette in difficoltà, ti costringe a pensare, a difendere quello in cui credi o a cambiarlo. Un festival che toglie la parola a chi la pensa diversamente non protegge nessuno. Spegne le idee e finisce per spegnere se stesso.