L’ultimo video postato sulla pagina Instagram del Generale fatto con l’AI, allegorico come prescrive lo stile trumpiano, è un programma: Vannacci nei panni dell'imperatore al Colosseo, con accanto due personaggi della sua corte somiglianti alla Meloni e a La Russa, condanna con il pollice verso Schlein, Conte, Boldrini e Prodi mentre il pubblico grida «barboni». Un video che colpisce per la violenza (ha suscitato la protesta di Conte), ma anche per il fatto che il Generale è seduto accanto alla Meloni e a La Russa: sono alleati. È l’aria che si respirava sabato scorso all’hotel Principe di Viareggio, quella di un Vannacci che ha come primo obiettivo la sconfitta del «campo largo». Obiettivo salutato con una sorta di «standing ovation» dai suoi «arditi futuristi», come li chiama con un’espressione del ventennio. Ora si assiste - la vicenda Roggero è esemplare - ad una sorta di competizione a destra tra il Generale e Salvini che giocano a rincorrersi. La Meloni che ne controlla la fuga per non lasciargli troppo spazio. E una Forza Italia in imbarazzo perché la gara rischia di spostare il baricentro dell’alleanza a destra relegandola ad un ruolo marginale: tra gli azzurri non c’è stata nessuna iniziativa in favore del gioielliere.
Va in scena una contraddizione perché le posizioni, se stiamo alle parole, dovrebbero essere inconciliabili con quelle dei forzisti. A sentire il generale la pace si raggiunge solo con la resa dell’Ucraina e l’Europa deve smetterla di sostenerla. Putin non ha nessuna colpa. Boccia il Trump della guerra in Iran, ma promuove quello della caccia all’emigrante dell’ICE : per lui un cittadino straniero in Italia non dovrebbe ottenere la cittadinanza prima di 20 anni. Il suo riferimento è Alternative für Deutschland, l’estrema destra tedesca. E sogna di avere in lista nomi della destra eretica: «Un musulmano come Buttafuoco e un intellettuale come Veneziani». La distanza appare siderale. Eppure Vannacci non la pensa così: «Salvini sta perdendo la trebisonda - dice - ma l’importante è che ci venga dietro, se avesse accettato le nostre proposte Roggero non sarebbe in galera. Le riproporremo mercoledì. Forza Italia, invece, sta cambiando atteggiamento verso di noi». Pensa che alla fine si arriverà ad un accordo con il centro-destra. Per ora Meloni lo rifiuta. «Non lo vuole», giura la Santanchè. Donzelli è scaltro: «Il Generale fa finta». Per lo stato maggiore di Fratelli fa tattica: è consapevole che perderebbe consensi se fosse complice di una vittoria della sinistra: «Ogni volta che ci volta la faccia c’è una rivolta nei social», dicono. Il Generale, invece, è sicuro che alla fine l’unità sarà determinata dai rapporti di forza. «L’approccio dei forzisti - racconta - è cambiato con la nuova legge che prevede il premio e dall’impennata che ho avuto nei sondaggi. E presto avrò un dato a doppia cifra».
In parte ha ragione. L’ex-capogruppo Barelli, fedele di Tajani, lo assume come dato: «Con il premio senza di lui si perde». Mentre il ligure Bagnasco fa un bagno pragmatismo: «Sui principi Forza Italia è quella che ha più problemi con Vannacci. Ma ora i miei pensano soprattutto a chi sarà tra i quaranta che torneranno alla Camera se si vincono le elezioni. Siamo al Francia o Spagna basta che si…». Poi certo c’è la contrarietà di Marina Berlusconi e l’apertura al dialogo di Piersilvio. I vannacciani, però, hanno in tasca una promessa già usata da altri: «Saremo - assicura l’ex-leghista Rinaldi, arruolato dal Generale - i garanti di Mediaset».
L’eventualità di un accordo a destra quindi è tutt’altro che peregrino. E a sinistra rispetto a questa eventualità sono indietro di dieci puntate: non hanno ancora un «centro» di peso per raccogliere i moderati che non vogliono stare con Vannacci.
Renzi predica invano una casa riformista. Onorato, Magi e Maria coltivano le loro ambizioni in miniatura. Il «campo largo», quindi, è disarmato. «Senza un centro - ammette Tabacci - non si va da nessuna parte». Eppure c’è chi annusa il rischio: «Dietro Vannacci - scommette il verde Bonelli - ci sono gli americani. Si muove con troppa sicumera. I numeri spingeranno la Meloni all’accordo con il Generale». Solo che per l’eterogenesi dei fini l’«effetto Vannacci» può spingere altri a cambiare politica. «Un centro-destra con Vannacci - confida Rosato di Azione - spinge tutti a mettersi insieme per sbarrargli la strada. Cosa che ho già detto a chi di dovere. Il Generale è di Putin».