Arisa, lei non finisce mai di cambiare.
«Ho finito le maniche a furia di rimboccarmele per fare tutto al meglio».
Anche in questo disco ci sono altri suoni, altri arrangiamenti, persino una voce a tratti diversa.
«Non a caso si intitola Foto mosse».
Ma le foto mosse sono quelle che di solito si buttano.
«Io non le ho mai buttate, rappresentano comunque momenti di vita».
La vita nel favoloso mondo di Arisa viene fotografata anche da queste quattordici nuove canzoni che lei per la prima volta firma quasi per intero. Non lo fa da sola, sia chiaro, ma con autori come il sublime Giuseppe Anastasi, il coltissimo DiMartino e poi con Galeffi, Dente e Andrea Bonomo. Erano cinque anni che questa rarità della canzone italiana non pubblicava un disco ma tanto ormai i dischi non sono più passaporti per la popolarità e si incidono solo quando proprio non se ne può fare a meno (e poi si va in tour come lei che inizia con la doppia première del 22 maggio al Brancaccio di Roma e del 29 maggio al Lirico di Milano). E in effetti le nuove Foto mosse di Arisa sono scatti profondi e impertinenti degli scarti emotivi, del dialogo tormentato tra la ricerca d'amore e la ricerca di se stessa. Dall'amore tossico de Il tuo profumo (che è il nuovo singolo) fino a quello totale di Amore universale, è la voce di Arisa a rendere le sfumature del sentimento, il colore delle emozioni. Anche stavolta (e magari anche stravolta da un'agenda di impegni da multinazionale) è la sua voce a dare il ritmo a un disco più moderno di quanto ci si sarebbe aspettati, talvolta spensierato (ad esempio nella fuga a Maratea di Vento tra le braccia) ma pure lucidissimo nel focalizzare il momento come in Non mi mancherei nella quale Arisa Madama Butterfly finisce una relazione ma sente già la mancanza dei suoi rituali, delle sue abitudini, delle sue illusioni. Dopotutto non c'è mai stata una sola Arisa e questo è forse il disco che ne raccoglie di più nello stesso posto e nello stesso momento.
Non a caso in Foto mosse quasi tutti i brani sono firmati anche da lei.
«È sempre più forte la mia voglia di raccontarmi anche per indicare una via a chi mi ascolta, proprio come ha fatto la musica con me. Ho costruito questo disco per lasciare nel mondo una testimonianza reale della mia vita».
Se dovesse spiegare queste canzoni?
«Facciamo il quadro astrale?».
Prego.
«È un disco che litiga continuamente con se stesso, come me. Ed è incentrato sulla mia femminilità, su quella della mia famiglia e delle mie amiche».
Con il brano Magica favola è arrivata quarta a Sanremo.
«Non era l'unico che avevo proposto a Carlo Conti, ma è quello che gli è piaciuto di più».
E dopo l'Ariston come è stato accolto?
«Non mi mandano le classifiche o le playlist quindi quei dati non li conosco. Ma la gente per strada è più affettuosa di prima, sento che ha proprio piacere di condividere con me anche i cinque secondi di una foto insieme».
Quindi è stato accolto bene?
«Dal senso di famiglia che percepisco per strada, mi sembra proprio che Magica favola abbia avuto un buon riscontro».
L'idea di favola rende bene il mondo di Arisa.
«Diciamo che ho un rapporto particolare con i bambini e anche con gli animali. Come dice spesso mia mamma, sono una bambina nel corpo di una adulta».
Sua mamma.
«Parecchi anni fa ho scritto per lei Canta ancora, che è finita nella colonna sonora de Il ragazzo dai pantaloni rosa e poi ha vinto il Nastro d'argento come miglior canzone. Presenteremo il film a Madrid e mi hanno anche chiesto di interpretare il brano in spagnolo».
Le piacerebbe fare l'attrice?
«Sì. Finora ho fatto solo piccole parti».
Se le proponessero ruoli più importanti?
«Mi piacerebbe molto. Ma finora mi hanno proposto solo parti che non mi piacciono. Però, per capirci, mi sarei trovata benissimo nel ruolo della mamma di Andrea Spezzacatena nel film Il ragazzo dai pantaloni rosa. Ma lei è stata comunque interpretata benissimo da Claudia Pandolfi, sia chiaro».
Tra musica e tv che cosa sceglierebbe?
«Entrambe. La tv mi ha aiutato a farmi capire dal pubblico. Nel 2009, ai tempi di Sincerità, sembravo qualcosa di caricaturale ma poi, grazie anche alla tv, sono riuscita a farmi capire per quello che realmente sono».