Sospeso a metà, tra il sollievo per la fine di un incubo e l'indignazione per il trattamento giudiziario riservato al fratello, Silvio Berlusconi. Ma, parola dopo parola, è il secondo sentimento a prevalere con un'onda crescente.
Paolo Berlusconi, presidente onorario del Giornale, esce dal riserbo degli ultimi tempi per intervenire sull'inchiesta di Firenze, per intenderci quella che ha ipotizzato una contiguità tra il Cavaliere e la mafia. Tra l'altro, lui stesso sarà chiamato a testimoniare sulla questione Baiardo, un amico dei boss accusato di voler screditare i pentiti per tutelare il fondatore di Forza Italia, per quattro volte presidente del Consiglio.
A 76 anni, è il patriarca della famiglia, allargatasi con tanti nipoti. È negli uffici milanesi di via Carducci della Pbf, la sua finanziaria, sotto un grande quadro ad olio che raffigura il fratello in età matura, ad occhio quando arrivò alla presidenza del Consiglio per la prima volta nel 1994. Silvio Berlusconi ammicca in piedi dalla parete, abito gessato scuro, braccia conserte e un mezzo sorriso accennato. Il fratello minore, occhiali dalla montatura leggerissima, appare rilassato. Veste con una giacca grigia a revers alti che richiama la tonalità della camicia senza cravatta. Al collo spunta un ciondolo con un «occhio di Santa Lucia», l'opercolo calcareo di una conchiglia. «L'avevo pescato io parecchi metri sott'acqua» racconta.
Dottor Paolo Berlusconi, un aggettivo per commentare la tardiva archiviazione di suo fratello Silvio sulle accuse di mafia.
«Trent'anni di indagini... Una cosa semplicemente vergognosa. Oltretutto non hanno neppure avuto l'onestà intellettuale di affermare che il fatto non sussiste, ma solo che non ci sono prove concrete...».
Secondo lei, quali sono le radici di queste indagini che per lunghe stagioni hanno alimentato il fronte giustizialista e l'opposizione più radicale verso il Cavaliere?
«Inimmaginabile accostare Silvio a queste vicende. E ne sono convinti proprio tutti, soprattutto coloro che l'hanno conosciuto. Non si può imbastire per ideologia un'indagine che sicuramente è servita per motivi politici ad offuscare la sua reputazione, ma che ha dato immotivato disdoro al nostro Paese».
In che modo questa archiviazione può rendere giustizia alla figura storica di Silvio Berlusconi?
«Ci sono voluti tre decenni per confermare l'insussistenza di qualsiasi tipo di rapporto tra Silvio e la criminalità organizzata. Questo le sembra un modo di rendere giustizia a Silvio? Silvio in realtà è un uomo che ha combattuto con estrema durezza la mafia. Ogni volta che penso a questi assurdi teoremi giudiziari, mi si ribolle il sangue».
Negli ultimi anni della sua vita, suo fratello come ha vissuto con queste pesanti accuse giudiziarie di collusioni?
«Silvio non si capacitava di come si potesse soltanto pensare a una cosa del genere. E mi diceva: Questi sono pazzi! Com'è possibile ipotizzare che le bombe di Capaci un anno prima, nel 1992, potessero avere anche un lontanissimo legame con la successiva fondazione di Forza Italia?. Ecco, lo hanno combattuto anche in questi modi».
La vicenda di Firenze riapre il tema del funzionamento della giustizia. Siamo fuori tempo massimo?
«Giudicatelo voi. Trent'anni per rendergli giustizia non vi sembrano eccessivi? E che la giustizia italiana sia malata e abbia bisogno di adeguate riforme, credo che sia sotto gli occhi di tutti».
Un referendum però c'è stato e ha decretato che va bene così.
(allarga le braccia)
Tra pochi giorni, il 12 giugno, ricorre il terzo anniversario della morte di Silvio Berlusconi. Come lo ricordate in famiglia?
«La vita è questa. Come diceva lui: uno fa, fa, e fa... e poi se ne va. Silvio rimane sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori. Come ne sentiamo noi la mancanza, io credo che la sentano tutti gli italiani. Quante volte la gente che incontro mi dice: quanto ci manca Silvio. E, tra questi, tanti suoi avversari politici, quelli in buona fede».
Quale è stato il più grande rammarico di suo fratello?
«Come aveva convinto Putin a non invadere la Georgia, io sono certo che lui sarebbe riuscito a scongiurare anche l'intervento russo in Ucraina».

