Tante ore, da record (quasi 20, nessuno mai come lui) passate sulla terra rossa del Roland Garros per arrivare a una storica semifinale e poi non poter nemmeno scendere in campo, contro Flavio Cobolli, a causa di un virus che lo ha debilitato. Purtroppo è quello che è accaduto a Matteo Arnaldi, triste come non mai nel raccontare in una breve conferenza stampa cosa è accaduto e il malessere che ha iniziato a serpeggiare già nella serata di giovedì 4 maggio.
Cosa è accaduto ad Arnaldi
Per la verità, non è stato spiegato nel dettaglio se si tratta di un virus intestinale o influenzale ma poco cambia. “Ieri stavo bene, mi sono allenato e ho fatto tutto quello che dovevo fare. Mi sentivo a posto. Poi sono andato a cena, ho iniziato a sentirmi così così con lo stomaco, pensavo di non aver digerito molto bene“. Nella notte, poi, la situazione precipita definitivamente.
“Mi sono svegliato all’una di notte e ho iniziato a vomitare, non mi sentivo per niente bene. Ho provato a dormire, ma non ci sono riuscito e alle sei, sette del mattino ho vomitato di nuovo, e stavolta è stata abbastanza pesante“.
L’intervento dei medici
Lo staff medico del Roland Garros, chiamato dallo staff di Arnaldi, è arrivato in soccorso direttamente in camera. “Abbiamo chiamato il dottore, è venuto, mi ha dato delle cose e speravo fosse soltanto qualcosa legato alla cena o una cosa del genere. Poi durante la giornata non sono riuscito a mangiare: ogni volta che mangiavo qualcosa o bevevo qualcosa dovevo tornare in bagno”.
Tentando di andare più a fondo nella vicenda, alla domanda della stampa se potesse essere un’intossicazione alimentare o una forma virale, Arnaldi ha sottolineato che il suo team non ha ancora certezza ma che, dalla sintomatologia, si pensa possa essere stata una forma virale. “Non ne ho idea. Onestamente penso sia un virus. Sentivo molto freddo, credo di aver avuto anche un po’ di febbre durante il giorno, non lo so. So soltanto che non riesco a muovermi, non riesco a mangiare e non riesco a bere. Non c’era davvero alcuna possibilità che riuscissi a giocare”.
Il precedente di Acapulco
Il ligure ha escluso che possa essersi trattato di qualche integratore o farmaco per recuperare dalle tante ore che ha giocato durante il torneo dello Slam ma ha ricordato un precedente simile accaduto un anno fa. “Di sicuro non sono state medicine, non ho preso niente. Sono andato a cena come tutti gli altri giorni prima di una partita e non lo so, sinceramente non abbiamo ancora capito da cosa sia derivato. Mi era successa una cosa simile ad Acapulco l’anno scorso”.
Un vero peccato ma soprattutto un’amarezza incredibile che non passerà facilmente. Matteo, adesso, dovrà provare a resettare e ripartire dalle bellissime certezze del suo tennis che lo ha fatto arrivare fino in semifinale passando dalla posizione 104 del ranking all’attuale 34esimo posto. “Ho provato a prepararmi, a restare qui il più possibile per vedere se potevo andare in campo, ma ogni volta che mi alzavo mi sentivo stordito, non mi sentivo bene. E sono ancora sicuro che, se mangiassi di nuovo, non mi sentirei bene. Quindi è stata la decisione giusta da prendere”, ha concluso.

