Vanguard, con una quota del 3%, e altri numerosi fondi istituzionali, sono pronti a votare la lista presentata dal board di Mps che candida come presidente Nicola Maione e come ad Fabrizio Palermo. Una scelta in linea con quanto indicato dai proxy, Iss e Glass Lewis, e che si aggiunge a quella di altri tre grandi investitori americani, Calpers, Teacher Retirement System of Texas e New York City Comptroller che già nei giorni scorsi si sono espressi per l'elenco del board.
Si accende, dunque, la vigilia dell'assemblea del Monte dei Paschi che domani a Siena dovrà votare la nuova governance. Intanto, secondo l'agenzia Ansa, Blackrock sarebbe orientato a votare la lista presentata da Plt della famiglia Tortora schierandosi, dunque, a favore del ritorno alla guida della banca di Luigi Lovaglio. Per ora si tratta solo di indiscrezioni non confermate dal colosso Usa della gestione del risparmio che, peraltro, storicamente non ha mai anticipato il giudizio sulle liste prima delle assemblee. La manovra - su cui Consob avrebbe acceso un faro - potrebbe essere tesa ad alzare il prezzo per fare cassa vendendo gran parte della quota. Il risultato sarebbe, però, quello di creare instabilità in una fase complessa per il futuro dell'istituto senese. Non solo. Blackrock gestisce soldi di terzi e pertanto deve rispettare rigorose regole di compliance interna. L'approccio deve essere orientato esclusivamente alla tutela degli interessi finanziari di lungo termine dei suoi clienti. Se appoggerà una lista che include un candidato indagato come Lovaglio (nell'ambito della scalata a Mediobanca), non violerà le regole ma potrebbe esporsi a responsabilità e valutazioni approfondite su più livelli. Il suo voto deve essere difendibile ex post, dimostrando che è stato valutato il caso in modo approfondito. Attenzione, però, a un dettaglio importante che verrà svelato solo domani all'appuntamento con i soci: potrebbe, infatti, esserci una sostanziale differenza tra il pacchetto disponibile del fondo e le azioni depositate in assemblea. Secondo quanto emerge dalle comunicazioni alla Consob dello scorso 7 aprile, Blackrock ha limato la partecipazione nella banca senese al 4,98% del capitale, dal 5,19% segnalato il primo aprile. Il 2 aprile è stato però il termine ultimo per esercitare il diritto di voto (record date) nell'assemblea del Monte. Anche il fondo sovrano norvegese Norges Bank, che possiede una quota attorno al 3% di Mps, la settimana scorsa si è espresso a favore della lista di Plt ma, secondo quanto risulta al Giornale, avrebbe depositato per l'assemblea solo lo 0,5 per cento. Per capire quanto effettivamente peseranno le preferenze dei due grandi investitori, dunque, bisogna attendere. Nel frattempo, sempre il 7 aprile e dunque dopo la record date - anche Ubs ha comunicato al Garante della Borsa di detenere il 5,206% di Mps, di cui il 2,063% con diritti di voto riferibili ad azioni. Sullo sfondo, i riflettori restano accesi anche sulle mosse di altri soci di peso. A cominciare dalla Delfin, primo socio con il 17,5%, che oggi riunirà il suo cda: la cassaforte della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, dovrebbe astenersi. La decisione potrebbe essere presa per tenersi lontano dalle tensioni in corso, essendo sempre stata un partner finanziario. Ma secondo altre indiscrezioni, a pesare sarebbe anche la delusione di Milleri per non essere stato coinvolto nella formazione del cda.
Edizione Holding, ovvero la cassaforte dei Benetton (all'1,2%), sarebbe invece pronta a votare per Palermo al timone. Oggi si riunirà anche il consiglio del Banco Bpm che dovrebbe decidere che cosa fare col suo 3,7 per cento. Al netto della partecipazione Delfin, la rosa del cda si avvia comunque ad avere, salvo sorprese, un sostegno superiore al 30% del capitale (in virtù soprattutto della partecipazione del 13,5% del Gruppo Caltagirone) e risulterebbe quindi vincente alla prima votazione rispetto alla lista alternativa di Plt Holding e a quella di Assogestioni.

