Notizia del giorno: sui social Mario Roggero ha più follower di Carlo Calenda, Antonio Tajani e Nicola Fratoianni. Volete sapere perché? Facile. Perché di fronte a quella che tanti percepiscono come un’ingiustizia, si finisce col reagire di pancia. Tifano Roggero non perché quel suo rincorrere i ladri sia giuridicamente corretto (no, non lo è), ma perché risulta umanamente comprensibile l’esasperazione per le rapine subite, il non sentirsi protetti, il dover convivere con la paura che ti piombino di nuovo in negozio, che se la prendano con i tuoi cari, che ti portino via tutto.
Io comunque continuo a non capire come possano alcuni difendere il “diritto alla vita” anche del peggiore dei criminali e sostenere allo stesso tempo l’aborto, cioè l’eliminazione di una vita senza colpa alcuna. Boh.
Non avete letto “Quindi oggi” in questi giorni perché chi scrive era impegnato. Sintetizzo il mio pensiero, che forse non vi piacerà. Mario Roggero andava condannato, vista la legge sulla legittima difesa. Ma credo che i giudici potessero in qualche modo alleggerire la sua posizione. Non so come. Però penso ad Alejandro Stephan Meran, il tizio che ha ucciso due poliziotti a Trieste, assolto perché incapace di intendere e di volere. Se pensiamo che la giustizia sia solo “la legge prevede A, quindi va condannato alla pena B”, allora non avremmo bisogno dei giudici. Ci basterebbe raccontare tutto all’intelligenza artificiale, darle in pasto il codice penale e affidarci ai suoi calcoli. La giustizia non è un algoritmo. E che quell’uomo a 72 anni debba stare dietro le sbarre continua a lasciarmi parecchi dubbi.
In ogni caso mi auguro che Mario esca presto di prigione. A quelli che “deve farseli tutti” vorrei ricordare che tale Emanuele De Maria, assassino, condannato in via definitiva, dopo cinque o sei anni era già libero di girare per le nostre città, lavorare fuori dal carcere e infine uccidere un’altra donna.
Matteo Lepore non poteva non sapere. E non è vero che solo una delle due piazze di ieri sera “rappresenta la città”, come va dicendo ora che il patatrac ha fatto svegliare Bologna devastata da una notte di guerriglia. Matteo Lepore non poteva non sapere che un bel pezzo di Bologna è esattamente ciò che è andato in scena ieri: la sassaiola contro la polizia, le auto incendiate, le vetrine divelte, gli scontri con gli agenti. Troppo facile distinguere tra la piazza pacifica e quella violenta. Perché il ritornello di molti cortei della sinistra, in ogni sua declinazione, alla fine è sempre lo stesso: convocano i cortei, iniziano senza problemi, poi prendono il sopravvento i centri sociali da cui tutti si discostano ma nessuno fa nulla per impedire loro di attaccare briga. Fatevelo dire da uno che a Bologna ci ha vissuto e le manifestazioni le ha seguite da dentro. Non so se quella di Lepore sia stata una “chiamata alle armi”, come dicono i sindacati di polizia, o se abbia di fatto “mandato gli agenti a fare da bersaglio ai soliti e ben noti criminali che aspettavano solo l’occasione per fare violenza”. Ma al sindaco sarebbe bastato riguardarsi la storia delle piazze degli ultimi anni per capire che era rischioso, troppo rischioso, convocare una manifestazione così a caldo in una città da sempre seduta su una pentola a pressione. Era scontato che sarebbe finita a botte. Bastava fare una ricerca su Google: il fascicolo dei precedenti è alto come le Due Torri.
E adesso chi paga? Chi paga le tre auto del Comune incendiate, le vetrine dei negozi devastate, i bancomat distrutti, le biciclette danneggiate e i cassonetti incendiati, inclusi quelli a energia solare che tanto piacciono ai manifestanti che di giorno predicano il green e la sera danno fuoco ai cassonetti inquinando come un tir? E a chi intestiamo i costi, fisici ed economici, dei 64 appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti?
Per quanto successo ad Abderrahim Fakir, sospendo ogni giudizio. Anche se dal video non mi sembra di vedere abusi. Anche se pare strano che un poliziotto metta in atto comportamenti scorretti sotto gli occhi degli operatori del 118 e di diversi residenti, accendendo peraltro la propria telecamera prima di operare il fermo. Sono anche convinto che gli agenti in qualche modo dovranno pur intervenire, se vogliamo affidare a loro il mantenimento dell’ordine pubblico. La pistola no, perché giammai. Il taser per l’amor di Dio, è troppo rischioso. E pure lo spray al peperoncino da oggi diventa pericoloso. E allora come lo fermiamo, un esagitato? A parole? Gli chiediamo permesso? In ogni caso, dicevo, sospendo il giudizio in attesa delle indagini: abbiamo imparato a farlo dopo la vicenda di Rogoredo, dove il racconto del poliziotto si è dimostrato essere decisamente artefatto. Sorprende però che, prima ancora dell’analisi sul cadavere del defunto, alcuni abbiano già la verità in mano convinto che Fakir sia di sicuro “vittima dello Stato”.
Domanda finale per Lepore: nel suo post per prendere le distanze dagli scontri di piazza scrive: «Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica». Se non ho capito male il testo: sbaglio o per come è scritto sembra che il sindaco abbia già appurato, deciso e sentenziato che quella degli agenti è stata una “violenza” a cui i centri sociali hanno risposto con altra “violenza”? Se è così, allora delle due, l’una: o ha la sfera di cristallo; oppure tradisce un certo pregiudizio verso quei due poliziotti.
Meloni fa bene a prendere le distanze dal video di Vannacci che dà il via libera alla morte di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Però, signori miei, anche a un bambino quel filmato appare per ciò che è: una sceneggiata, a tratti anche simpatica. Una volta non ci saremmo indignati per così poco.
Lepore non poteva non sapere, Roggero meglio di Fratoianni e Vannacci: quindi, oggi…
Scritto il 21/07/2026
da Giuseppe De Lorenzo

